STAGIONE 2011/2012

Il BA Teatro del Sociale


La stagione ho preso il via nella serata di mercoledì 16 novembre 2011, alle ore 21.00, con lo spettacolo «Libertà», viaggio tra le pagine di Giovanni Verga e Luigi Pirandello dedicate alla cosiddetta «questione meridionale». Nella serata di giovedì 24 novembre 2011, alle ore 21, si è tenuta l'opera lirica «Carmen», con il Teatro dell'Opera di Milano.  Il 15 dicembre 2011, sempre alle ore 21.00, gli spazi del ridotto hanno ospitato lo spettacolo «Vita di Karol». Il 27 gennaio 2012 è andato in scena, «Chi di voi è Wanda (I  «coniglietti» di Ravensbrück)», sull'esperienza vissuta da Wanda Poltawska, amica e collaboratrice di papa Giovanni Paolo II, in un lager nazista.

 

giovedì 23 febbraio 2012 - ore 21.00

 

 

LA BOHEME

(La memoria dell’autore riemerge)

melodramma in quattro quadri dal romanzo «Scènes de la vie de bohème» di Henri Murger

musica di Giacomo Puccini

libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica

regia di Mario Riccardo Migliara

e con l’Orchestra Filarmonica di Milano (direttore: Daniela Candiotto) e con la Corale lirica ambrosiana (direttore: Roberto Ardigò) e con il Coro voci bianche Fondazione Sacro Cuore di Milano
scenografia, attrezzeria e costumi: Maurizio De Caro (progetto) e Arti in scena (realizzazione)

produzione: Teatro dell'Opera di Milano

opera lirica

 

Dopo l’affermazione ottenuta con «Manon Lescaut» nel 1893, Giacomo Puccini prende in considerazione come soggetto per la sua opera successiva le «Scènes de la vie de bohème» di Henri Murger, un romanzo d’appendice pubblicato a puntate, più di quarant’anni prima, nella rivista parigina «Le corsaire Satan» (1845-1849), e trasformato, poi, dallo stesso Murger e da Théodore Barrière, in una pièce in cinque atti, rappresentata con successo nel 1849. La stesura del libretto viene affidata dall’editore Giulio Ricordi ai letterati Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, un binomio artistico destinato ad affiancare il compositore lucchese per più di un decennio, fino a «Tosca» (1900) e «Madama Butterfly» (1904). La scelta fa immediatamente nascere una controversia con Ruggero Leoncavallo, che sostiene di essere stato il primo a voler trattare l’argomento. La polemica, che vede coinvolte anche le rispettive case editrici («Sonzogno» e «Ricordi»), finisce sui giornali, su «Il Secolo» e sul «Corriere della Sera». Giacomo Puccini procede per la sua strada, anche se con lentezza: il libretto sarà pronto solo due anni dopo. Il debutto ha luogo al teatro Regio di Torino, sotto la direzione del ventinovenne Arturo Toscanini, nella  serata del 1° febbraio 1896. «La boheme» viene accolta con perplessità dalla critica, ma incontra nelle riprese, già a partire dalla rappresentazione palermitana dell’8 aprile 1896, un sempre crescente successo di pubblico, tanto da divenire una delle opere più popolari di tutti i tempi.

Il libretto, un affresco in cui si alternano momenti di vivacità, di intimità, di rimpianto per il tempo trascorso, di tristezza dolorosa, prevede sei personaggi principali: un quartetto di giovani amici (il poeta Rodolfo, il pittore Marcello, il musicista Schaunard e il filosofo Colline) e due fanciulle (la ricamatrice Mimì e Musetta), tutti carichi di simpatia e di entusiasmo quanto poveri di quattrini. Il dramma si conclude con la morte per tisi di Mimì tra le braccia dell’amato Rodolfo, dopo una separazione ricomposta in extremis; ma più che di una trama vera e propria si può parlare di un susseguirsi di situazioni liriche accomunate da un tema unitario, la celebrazione della giovinezza.

Il libretto, ambientato a Parigi, è organizzato non in atti e scene, ma in quattro quadri, all’interno dei quali non vi è la consueta divaricazione tra recitativo e versi lirici, ma «una  versificazione mobilissima e flessibilmente asimmetrica, in grado –si legge in un recente commento- di stimolare una sintassi musicale non periodica». «Nella partitura -prosegue la nota- non mancano accensioni liriche memorabili («Che gelida manina») o pezzi riconducibili a forme chiuse («Vecchia zimarra»), ma i suoi pregi più evidenti sono la creazione di un continuum sonoro modellato sulle specifiche esigenze drammatiche del soggetto e l’invenzione di un tessuto musicale fittissimo e cangiante ove l’uso delle reminiscenze collega instancabilmente presente e passato, felicità e dolore».

L’allestimento del Teatro dell’Opera di Milano riproduce, con pannelli costruiti in fibra di vetro e resina, gli interni dei tre luoghi nei quali si svolge l’azione: San’Andrea della Valle, Palazzo Farnese e le prigioni di Castel Sant’Angelo.
«La scenografia –racconta Mario Riccardo Migliara- si serve essenzialmente di tre elementi: da una parte un crocefisso e un altare che, muovendosi sulla scena, rimangono sempre presenti ma custodiscono di volta in volta significati diversi; dall’altra mani e corpi contorti che escono dallo sfondo e ci danno una rappresentazione diretta dell’universo emotivo dei personaggi. Tutto sembra fare da contorno a un tragico rapporto tra umano e un divino che si nasconde o non c’è. Il tavolo e il crocifisso vogliono raccontare l’alternarsi, sulla scena, del potere temporale e di quello divino, con presenze differenti ma con la medesima metafora».
In questa rilettura del capolavoro pucciniano, il regista Mario Riccardo Migliara intende, dunque, evidenziare soprattutto l’«assenza di Dio» nel mondo di «Tosca». Un mondo dove, nell’arco di poco più di un’ora e mezza, si succedono un’evasione, una scena di tortura, un tentativo di violenza sessuale con l’uccisione del mancato stupratore, una fucilazione e un suicidio.

 

 

Per saperne di più:

La scheda di regia

 

Ingresso: intero € 32,00, ridotto € 25,00, abbonamento «Tutti all'Opera» (quattro spettacoli) € 80,00, abbonamento «L'Opera, che festa» (tre spettacoli) € 60,00

 

venerdì 9 marzo 2012 - ore 21.00

 

 

TRE CIVETTE SUL COMO'

di Romeo de Baggis

regia di Delia Cajelli

con gli attori del teatro Sociale

produzione associazione culturale Educarte - teatro Sociale di Busto Arsizio

spettacolo comico

 

 

«Ambarabà ciccì coccò / tre civette sul comò / che facevano l'amore / con la figlia del dottore / il dottore si ammalò / ambarabà ciccì coccò». Inizia così una delle filastrocche per bambini più conosciute del nostro Paese. Questa cantilena, gioiosa e senza senso, ha colpito l’attenzione di diversi protagonisti del mondo della cultura italiana, da Nilla Pizzi (che, in coppia con Maria Teresa Ruta, ha cantato la canzone trash «Ambarabà») a Umberto Eco (che, nel suo volume «Il secondo diario minimo», ne ha tracciato l’analisi del testo, in uno spassoso saggio di semiotica).
Nemmeno il teatro è rimasto indifferente al fascino delle «tre civette sul comò». Questa vecchia conta, che secondo il linguista Vermondo Brugnatelli ha origini latine e deriverebbe dall’espressione «Hanc para ab hac quidquid quodquod» (traducibile in «ripara questa mano da quest'altra che fa la conta»), ha, infatti, suggestionato anche la fantasia dello scrittore e drammaturgo romano Romeo De Baggis. E’ nato così il testo teatrale «Tre civette sul comò», portato in scena per la prima volta nel 1982 da Paola Borboni, Diana Dei e Rita Livesi, con la regia di Fabio Battistini.
La commedia non presenta azioni, ma solo dialoghi nonsense, al limite del demenziale. Protagoniste della piéce comica sono tre anziane sorelle, economicamente povere: la stravagante Agnese, la premurosa e dolcemente svagata Virginia (che, pur essendo cieca, riesce a sbrigare tutte le faccende domestiche) e la «futurista» Matilde, con il “chiodo fisso” per la moda e l’eleganza ricercata. Per evidenziare la dimensione “assurda” di quest’ultimo personaggio, la parte sarà attribuita a un uomo.
Tale scelta rientra in quel filone di «teatro en travesti», molto in voga negli ultimi anni (basti pensare alla compagnia de «I Legnanesi» o alle sorelle Marinetti). Ma si rifà anche a una nobile tradizione di teatro sperimentale, che ha i propri antecedenti in Sarah Bernhardt, attrice che più volte ha interpretato parti maschili (dall'«Amleto» di William Shakespeare all'«Aiglon» di Edmond Rostand).
Una tradizione, questa, che, in tempi più recenti, ha portato sui palcoscenici italiani uno spettacolo come «Romeo & Giulietta – Nati sotto contraria stella» di Leo Muscato, interamente recitato da uomini, secondo il più autentico spirito elisabettiano, e nel quale la parte della giovane innamorata è stata affidata a un anziano attore comico, che «ha il tutù come una ballerina di Degas e le “alucce” come le bambine alle recite scolastiche, ma veste la maglietta della salute ed esibisce la barba bianca».

 

Per saperne di più:

La scheda di approfondimento dello spettacolo

 

Ingresso: intero € 16,00, ridotto € 12,00

 

giovedì 22 marzo 2012 - ore 21.00

 

 

TOSCA

(Un mondo dove Dio è assente)

melodramma eroi-comico in tre atti dal dramma «La Tosca» di Victorien Sardou

musica di Giacomo Puccini

libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica

regia di Mario Riccardo Migliara

con il Teatro dell'opera di Milano

e con l’Orchestra Accademia UECO (direttore: Damiano Cerutti) e con la Corale lirica ambrosiana (direttore: Roberto Ardigò)
scenografia, attrezzeria e costumi: Arti in scena

produzione: Teatro dell'Opera di Milano

spettacolo di prosa

Amore e gelosia, gioia e prostrazione, commozione e cinismo, tenerezza idilliaca e truce violenza: azioni e passioni, estreme e opposte, caratterizzano la trama di «Tosca», che i librettisti Luigi Illica e Giuseppe Giacosa trassero dall’omonima pièce del drammaturgo francese Victorien Sardou, andata in scena, per la prima volta, a Parigi, nel 1887. Giacomo Puccini ebbe modo di vedere questo spettacolo, nel febbraio e marzo del 1889, sui palcoscenici di Milano e Torino, interpretato da Sarah Bernardt.

Il compositore lucchese si innamorò all’istante di questa storia d’amore e morte tra Floria Tosca e Cavaradossi, una storia intrecciata al contesto politico tardo-settecentesco della restaurazione papale, tanto da chiedere subito all’editore «Ricordi» di convincere lo scrittore parigino a cedere i diritti d’autore. L’esordio dell’opera pucciniana, composta tra l’estate 1895 e l’ottobre 1899, si ebbe solo una decina d’anni dopo, il 14 gennaio 1900, al teatro Costanzi di Roma. Da allora «Tosca» è diventata uno dei titoli più amati del repertorio, anche grazie alla dirompente energia drammatica posseduta dalla sua musica, delle quali sono emblematiche le tre romanze più celebri: «Recondita armonia», «Vissi d'arte», «E lucevan le stelle».

L’allestimento del Teatro dell’Opera di Milano riproduce, con pannelli costruiti in fibra di vetro e resina, gli interni dei tre luoghi nei quali si svolge l’azione: San’Andrea della Valle, Palazzo Farnese e le prigioni di Castel Sant’Angelo. In questa rilettura del capolavoro pucciniano, il regista Mario Riccardo Migliara intende, dunque, evidenziare soprattutto l’«assenza di Dio» nel mondo di «Tosca». Un mondo dove, nell’arco di poco più di un’ora e mezza, si succedono un’evasione, una scena di tortura, un tentativo di violenza sessuale con l’uccisione del mancato stupratore, una fucilazione e un suicidio. 

 

Per saperne di più:

La scheda di regia

 

Ingresso: intero € 32,00, ridotto € 25,00, abbonamento «Tutti all'Opera» (quattro spettacoli) € 80,00, abbonamento «L'Opera, che festa» (tre spettacoli) € 60,00

 

giovedì 10 maggio 2012 - ore 21.00

 

 

LA CENERENTOLA

(Il musical di e da in con su per tra fra Rossini)

musica di Gioacchino Rossini

libretto di Jacopo Ferretti

adattamento musicale di Vito Lo Re

regia, drammaturgia e ideazione di Mario Riccardo Migliara

con il Teatro dell'opera di Milano

produzione: Teatro dell'Opera di Milano

opera lirica in musical

 

Se Gioacchino Rossini fosse ancora vivo e avesse la possibilità di riscrivere la sua «Cenerentola», aggiornandola ai tempi moderni, quali soluzioni musicali adotterebbe? Secondo Vito Lo Re, l’autore inserirebbe, senz’altro, nella partitura «strumenti particolari e armonie nuove». Questo è un po’ quello che avviene nella produzione che il Teatro dell’Opera di Milano dedica, nella prossima stagione, alla celebre fiaba di Charles Perrault, nella divertente versione musicale del compositore pesarese e del librettista Jacopo Ferretti. Una versione, questa, che prende spunto anche da altre due opere liriche: «Cendrillon» di Charles Guillaume Etienne per Nicolò Isouard (1810) e «Agatina, o la virtù premiata» di Francesco Fiorini per Stefano Pavesi (1814).

Novità dell’allestimento, di cui Mario Riccardo Migliara firma la regia e l’ideazione scenica, è la trasformazione del capolavoro rossiniano, andato in scena per la prima volta il 25 gennaio 1817 al teatro Valle di Roma, in «teatroinmusical».

«Una Cenerentola Alice, quattro fidi aiutanti del mago, il mondo fatato delle lettere, un principe in cerca di moglie» e una scarpetta (o un bracciale) da cercare sono gli elementi che caratterizzano la messa in scena, portata sul palco da otto cantanti e quattro attori coristi. Tra costanti colpi di scena, Cenerentola avrà anche qualche dubbio sul suo principe azzurro, ma –tranquilli!- la fiaba avrà il solito, inevitabile lieto fine. O forse no.A tal proposito racconta Mario Riccardo Migliara: «La mia «Cenerentola» è un’opera anarchica che rifiuta di rientrare negli schemi narrativi tradizionali, al punto da sottrarsi anche al finale che si renderà triplice dando al pubblico l’emozione di tre «vedute» differenti». «La scenografia –prosegue il regista- è dominata da un gigantesco libro che viene sfogliato e da enormi lettere mobili che formano di volta in volta parole diverse. Mentre Rossini, anche protagonista dell’opera, si ritrova a dialogare con i suoi personaggi, che, però, non ne vogliono sapere di obbedirgli».

 

Per saperne di più:

La scheda di regia

 

Ingresso: intero € 32,00, ridotto € 25,00, abbonamento «Tutti all'Opera» (quattro spettacoli)  € 80,00, abbonamento «L'Opera, che festa» (tre spettacoli) € 60,00

 

INFORMAZIONI UTILI

 

Posti in sala

658 (platea: 425, galleria: 233)

 

Riduzioni previste

giovani fino ai 21 anni; ultra 65enni; militari; Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone

 

Prevendita

La prevendita avrà inizio mercoledì 28 settembre 2011. Il botteghino del teatro Sociale, ubicato presso gli uffici del primo piano (ingresso da piazza Plebiscito, 8), sarà aperto nelle giornate di mercoledì e venerdì, dalle 16.00 alle 18.00, e il sabato, dalle 10.00 alle 12.00.

La prevendita telefonica avrà inizio lunedì 26 settembre 2011. Sarà possibile riservare i propri posti, chiamando il numero 0331.679000, tutti i giorni feriali, secondo il seguente orario: dal lunedì al venerdì, dalle 16.00 alle 18.00; il sabato dalle 10.00 alle 12.00.

 

Informazioni

Informazioni al pubblico: Teatro Sociale, piazza Plebiscito 8, 21052 Busto Arsizio (Varese), tel. 0331.679000, fax. 0331 637289, info@teatrosociale.it, www.teatrosociale.it.

Informazioni alla stampa: Ufficio stampa teatro Sociale di Busto Arsizio - Annamaria Sigalotti, cell. 347.5776656, e-mail: press@teatrosociale.it.

 
 

 

Schede a cura di: Annamaria Sigalotti

responsabile ufficio stampa teatro Sociale

 

    

 

     

 

© 2002 - 2011 - Il teatro Sociale Srl