febbraio 2012

Gli appuntamenti teatrali

 

giovedì 2 febbraio 2012 Sala riservata
giovedì 16 febbraio 2012 Concerto di San Valentino
lunedì 20 febbraio 2012 Sala riservata

giovedì 23 febbraio 2012 - ore 21.00

 

 

LA BOHEME

(La memoria dell’autore riemerge)

melodramma in quattro quadri dal romanzo «Scènes de la vie de bohème» di Henri Murger

musica di Giacomo Puccini

libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica

regia di Mario Riccardo Migliara

e con l’Orchestra Filarmonica di Milano (direttore: Daniela Candiotto) e con la Corale lirica ambrosiana (direttore: Roberto Ardigò) e con il Coro voci bianche Fondazione Sacro Cuore di Milano
scenografia, attrezzeria e costumi: Maurizio De Caro (progetto) e Arti in scena (realizzazione)

produzione: Teatro dell'Opera di Milano

opera lirica

 

Dopo l’affermazione ottenuta con «Manon Lescaut» nel 1893, Giacomo Puccini prende in considerazione come soggetto per la sua opera successiva le «Scènes de la vie de bohème» di Henri Murger, un romanzo d’appendice pubblicato a puntate, più di quarant’anni prima, nella rivista parigina «Le corsaire Satan» (1845-1849), e trasformato, poi, dallo stesso Murger e da Théodore Barrière, in una pièce in cinque atti, rappresentata con successo nel 1849. La stesura del libretto viene affidata dall’editore Giulio Ricordi ai letterati Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, un binomio artistico destinato ad affiancare il compositore lucchese per più di un decennio, fino a «Tosca» (1900) e «Madama Butterfly» (1904). La scelta fa immediatamente nascere una controversia con Ruggero Leoncavallo, che sostiene di essere stato il primo a voler trattare l’argomento. La polemica, che vede coinvolte anche le rispettive case editrici («Sonzogno» e «Ricordi»), finisce sui giornali, su «Il Secolo» e sul «Corriere della Sera». Giacomo Puccini procede per la sua strada, anche se con lentezza: il libretto sarà pronto solo due anni dopo. Il debutto ha luogo al teatro Regio di Torino, sotto la direzione del ventinovenne Arturo Toscanini, nella  serata del 1° febbraio 1896. «La boheme» viene accolta con perplessità dalla critica, ma incontra nelle riprese, già a partire dalla rappresentazione palermitana dell’8 aprile 1896, un sempre crescente successo di pubblico, tanto da divenire una delle opere più popolari di tutti i tempi.

Il libretto, un affresco in cui si alternano momenti di vivacità, di intimità, di rimpianto per il tempo trascorso, di tristezza dolorosa, prevede sei personaggi principali: un quartetto di giovani amici (il poeta Rodolfo, il pittore Marcello, il musicista Schaunard e il filosofo Colline) e due fanciulle (la ricamatrice Mimì e Musetta), tutti carichi di simpatia e di entusiasmo quanto poveri di quattrini. Il dramma si conclude con la morte per tisi di Mimì tra le braccia dell’amato Rodolfo, dopo una separazione ricomposta in extremis; ma più che di una trama vera e propria si può parlare di un susseguirsi di situazioni liriche accomunate da un tema unitario, la celebrazione della giovinezza.

Il libretto, ambientato a Parigi, è organizzato non in atti e scene, ma in quattro quadri, all’interno dei quali non vi è la consueta divaricazione tra recitativo e versi lirici, ma «una  versificazione mobilissima e flessibilmente asimmetrica, in grado –si legge in un recente commento- di stimolare una sintassi musicale non periodica». «Nella partitura -prosegue la nota- non mancano accensioni liriche memorabili («Che gelida manina») o pezzi riconducibili a forme chiuse («Vecchia zimarra»), ma i suoi pregi più evidenti sono la creazione di un continuum sonoro modellato sulle specifiche esigenze drammatiche del soggetto e l’invenzione di un tessuto musicale fittissimo e cangiante ove l’uso delle reminiscenze collega instancabilmente presente e passato, felicità e dolore».

L’allestimento del Teatro dell’Opera di Milano riproduce, con pannelli costruiti in fibra di vetro e resina, gli interni dei tre luoghi nei quali si svolge l’azione: San’Andrea della Valle, Palazzo Farnese e le prigioni di Castel Sant’Angelo.
«La scenografia –racconta Mario Riccardo Migliara- si serve essenzialmente di tre elementi: da una parte un crocefisso e un altare che, muovendosi sulla scena, rimangono sempre presenti ma custodiscono di volta in volta significati diversi; dall’altra mani e corpi contorti che escono dallo sfondo e ci danno una rappresentazione diretta dell’universo emotivo dei personaggi. Tutto sembra fare da contorno a un tragico rapporto tra umano e un divino che si nasconde o non c’è. Il tavolo e il crocifisso vogliono raccontare l’alternarsi, sulla scena, del potere temporale e di quello divino, con presenze differenti ma con la medesima metafora».
In questa rilettura del capolavoro pucciniano, il regista Mario Riccardo Migliara intende, dunque, evidenziare soprattutto l’«assenza di Dio» nel mondo di «Tosca». Un mondo dove, nell’arco di poco più di un’ora e mezza, si succedono un’evasione, una scena di tortura, un tentativo di violenza sessuale con l’uccisione del mancato stupratore, una fucilazione e un suicidio.

 

 

Per saperne di più:

La scheda di regia

 

Ingresso: intero € 32,00, ridotto € 25,00, abbonamento «Tutti all'Opera» (quattro spettacoli) € 80,00, abbonamento «L'Opera, che festa» (tre spettacoli) € 60,00

 

Informazioni: tel. 0331.679000

 

 

Schede a cura di: Annamaria Sigalotti

responsabile Ufficio stampa teatro Sociale

 

 

 

   

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